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Varsavia caput Europa


In corso le giornate europee dedicate allo sviluppo. La lezione polacca è una sfida da raccogliere.


Varsavia al centro dell’Europa. Lo dico senza presunzione, ma per una ragione molto semplice. Sono in corso, proprio in queste ore, le giornate europee dedicate alla sviluppo, evento giunto ormai alla sesta edizione, nelle quali presenziero come delegato. Naturalmente torneremo con più calma sull’esito della manifestazione che quest’anno è stata promossa dalla Presidenza polacca, dal sottosegretario di Stato Krzysztof Stanowski e dal Commissario UE per lo Sviluppo Andris Piebalgs. Gli interventi che la stanno caratterizzando sono tutti focalizzati su un nodo cruciale; ovvero su due parole chiave come democrazia e sviluppo, fotografate alla luce dei recenti, e non del tutto comprensibili ad una lettura affrettata, avvenimenti della primavera araba e sulla base delle proposte della Commissione europea per una nuova politica dell'Ue in materia di sviluppo. Da una prima impressione si può dire che le Giornate europee dello sviluppo rappresentano ormai un punto di riferimento strategico nel calendario dello sviluppo a livello internazionale; e nello stesso tempo uno dei principali forum di dibattito politico perché riesce a richiamare al tavolo dei relatori personalità di assoluto prestigio mondiale sia istituzionale e sia politico/economico. Una cosa è parsa subito evidente: gli eventi, anche traumatici, che hanno avuto luogo quest'anno nell'Africa settentrionale sono stati una conferma del fatto che lo sviluppo socioeconomico deve andare di pari passo con lo sviluppo democratico. Ecco perché, nei lavori, si sta ragionando molto proprio in materia di sviluppo allo scopo di acquisire elementi fondamentali che arricchiscano e rendano più incisiva la programmazione dell'Ue in questo settore primario. Non a caso è importante che la manifestazione abbia luogo in Polonia, un Paese che, in tal senso, ha vissuto il suo doloroso travaglio passando dalla dittatura alla democrazia e dovendo perciò affrontare fin da subito la grande questione di tenere insieme la libertà ritrovata con politiche di sviluppo sensate e lungimiranti. Non è mai semplice passare da un’economia di Stato, centralista ad un’economia sociale di mercato. Ma i risultati ottenuti, che sono sotto gli occhi di tutti e anche invidiati da molti paesi occidentali, possono rappresentare un punto di partenza e di speranza per quelle realtà che a fatica stanno trovando la via della democrazia. E’ la prima volta che un evento di questo tipo si svolge nell’Europa orientale, segno che tutto è cambiato e che si guarda a questa parte del mondo con rinnovata fiducia. Sono passati oltre 22 anni allorché Solidarnosc diede vita e slancio al desiderio di liberta di un intero popolo; ebbene, da quella esperienza, che rimane tutt’ora un caposaldo fondamentale a cui guardare, è giunto il momento di mettere in agenda le nuove sfide in materia di sviluppo. Specie adesso che il Vecchio Continente sta vivendo una crisi di grandi proporzioni, dove l’euro sembra messo all’angolo, vittima di speculazioni, litigi e politiche poco lungimiranti. Temi caldi, insomma. Sui quali tornerò a ragionare a breve, invitando altri a reagire in questa agorà di riflessione aperta e libera.

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