Varsavia rallenta sull’euro
Con l’eurozona in queste condizioni di difficoltà la Polonia vuol vederci chiaro. Anche perché non vorrebbe finire “contagiata”. Intanto i dati economici e le previsioni interne sono meno positivi del solito.
Non serve mai voltare le spalle alla realtà, anche se non di rado si presenta con un volto che non ci piace e, quantomeno, ci fa pensare. Il tema è noto, le soluzioni molto meno: l’avvitamento della crisi dell’eurozona. E purtroppo, al di là dei legittimi desideri, il 2012 sta iniziando allo stesso modo di come si chiuso il 2011, ovvero nel segno dell’incertezza. E vista da Varsavia la situazione preoccupa non poco. Qualche osservatore paventa la possibilità che il contagio possa arrivare anche in Polonia. Difficile dirlo con certezza e gli allarmismi certo non aiutano mai. Tuttavia è un dato che nei giorni scorsi il ministro delle Finanze Jacek Rostowski abbia spiegato che la banca centrale potrebbe intervenire nel mercato secondario per acquistare titoli di Stato nel caso le condizioni di mercato lo richiedessero. E si tratta di parole che, a stretto giro, sono state confermate anche dalla banca centrale polacca. Ma i segnali di una certa preoccupazione arrivano anche da altre parti. Secondo diverse fonti, l’esecutivo starebbe meditando di rallentare il progetto di adozione dell’euro. La ragione di questa frenata è presto detta: evitare di entrare a contatto con i problemi che stanno affliggendo l’eurozona. Con molti paesi dell’area in difficoltà e con un 2012 che si prospetta assai nebuloso (ad esempio, gli ultimi dati sull’economia tedesca parlano di possibile recessione...), diventa oggettivamente complicato far digerire al Paese la volontà di adottare la moneta unica quando i Paesi che la esprimono vivono un presenta molto difficile. Insomma, il rischio contaggio è tutt’altro che da escludere, sebbene Varsavia abbia molte potenzialità e sia stata poco colpita dagli effetti del fallimento di Lehman Brothers. In una intervista al settimanale Newsweek, lo stesso Rostowski ha spiegato che nel caso di un innalzamento dei tassi d’interesse sui titoli di Stato, è possibile che la banca BGK, controllata statale, intervenga sul mercato secondario. Attualmente il rendimento dei bond polacchi a dieci anni è del 5,8%, assai meno di quelli italiani, che viaggiano quasi stabilmente sopra il 7. Il Tesoro sta tenendo sotto stretta osservazione ciò che accade sui mercati finanziari e non è da escludere nemmeno un intervento diretto sul fronte valutario, dove lo zloty continua a guadagnare terreno nel cross contro l’euro. Rostowski, come noto è economista nato e formatosi a Londra, e perciò è un professionista che conosce assai bene i meccanismi della finanza e le sue leggi, soprattutto quelle “invisibili”, perciò il fatto che si sia detto comunque fiducioso nelle scelte compiute nelle ultime settimane dalla Banca centrale europea, va registrato come elemento positivo e in parte rassicurante. Tuttavia, secondo il ministro, “è meglio monitorare la congiuntura con molta attenzione”. Guardando ai dati economici interni, non arrivano notizie buone sul fronte della crescita. Secondo le ultime stime autunnali della Commissione europea, il Pil polacco del 2011 registrerà un incremento del 4% rispetto all’anno precedente, ma già in quest’anno si verificherà una prima frenata. Il Pil 2012 si attesterà infatti a quota 2,5%, salvo poi risalire nel 2013, quanto toccherà quota 2,8 per cento. Insomma, si tratta di valori molto inferiori a quelli registrati negli anni passati. Nel 2008, nonostante il fallimento di Lehman Brothers, l’economia polacca era cresciuta del 5,1% e anche nel 2009, mentre l’Europa piombava in recessione, Varsavia teneva, con un Pil in crescita dell’1,7 per cento. Il debito pubblico, di contro, non supererà il 54% del Pil, per l’anno appena concluso. Lo ha detto venerdì scorso il vice-ministro delle Finanze Dominik Radziwill, spiegando che le nuove misure di austerity messe in atto dal governo stanno andando nella direzione giusta. Tuttavia, qualche preoccupazione potrebbe arrivare della valuta polacca. Rostowski si è detto tranquillo, ma durante la scorsa settimana la banca BGK è intervenuta in maniera rilevante per calmierare la forza dello zloty contro l’euro. “Siamo entrati sul mercato forex e potremmo farlo ancora, se il quadro lo dovesse richiedere”, ha spiegato la banca centrale di Varsavia. E, come se questo non fosse già abbastanza, i media hanno posto in risalto l’indice HSBC Poland Manufacturing PMI in dicembre abbia fatto segnare il suo valore minimo dall’ottobre 2009, toccando quota 48,8. Questo valore, che contempla al suo interno i nuovi ordini, la produzione, il numero dei lavoratori e altri fattori del settore manifatturiero di un Paese, è sensibilmente peggiorato negli ultimi mesi, sia a livello di zona euro sia in quello dell’Europa a 27. E Varsavia non è stata da meno. Ecco perché il governo polacco negli ultimi mesi ha fatto sentire con forza la voce affinché il Vecchio Continente possa agire velocemente in questa crisi. L’ultimo a farlo è stato il ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski. “La Polonia ha paura dell’inattività della Germania più che del suo potere». ha detto come ricorderanno i più attenti a fine dello scorso novembre in piena bufera dell’eurozona. Ecco allora i tanti motivi che stanno frenando il Paese verso l’adozione dell’Euro. Vicende interne ma soprattutto troppi punti interrogativi in Eurolandia. Varsavia vuole vederci più chiaro. Come l’economia reale. Come le imprese che hanno deciso di investire in Polonia ed altre che vorrebbero farlo. C’è bisogno di chiarezza. Prima condizione per ritrovare la fiducia perduta. Specie in Italia, ma non solo.