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Ha ragione Draghi: si puo' fare a meno delle agenzie di rating


Rflessioni dopo il declassamento di vari paesi dell’area euro da parte di Standard&Poor’s.


E se avesse ragione il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi a mettere in discussione il ruolo delle agenzie di rating? La questione che pone l’autorevole professore, ora seduto su uno scranno decisivo per le sorti dell’area Euro e di conseguenza per tutta l’Europa e il mondo globalizzato, è da prendere in seria considerazione. Draghi, in buona sostanza, lascia intendere che si potrebbe tranquillamente vivere ed operare senza tener conto delle analisi delle agenzie di rating. Un giudizio netto, il suo, arrivato dopo l’infelice parere di Standard & Poor’s che alla fine della scorsa settimana ha declassato molti paesi europei, Francia e Italia in testa, in un momento in cui essi sono impegnati in misure difficili da far digerire alle persone normali allo scopo di avviare quei fondamentali piani di risanamento per combattere la piaga del debito pubblico e parallelamente per mettere in atto programmi di riforme nella direzione della crescita. Ebbene, davanti a questo quadro tutt’altro che semplice, l’agenzia statunitense ha affondato la lama decretando la sua sentenza: paesi inaffidabili, misure deboli, conflitti interni che non possono assicurare fiducia nei mercati. Ecco allora che di fronte a questo declassamento che ne preannuncia altri, come quello di Fitch che intende prendere in mira il Fondo Salva Stati, il presidente Draghi pone all’attenzione dei mercati il tema: si può lavorare e crescere senza dare ascolto alle agenzie di rating, le quali sempre più sembrano agire secondo interpretazioni che non tengono conto della realtà e quindi della posta in gioco. Trasmettere sfiducia in un momento in cui c’è uno straordinario bisogno di recuperare fiducia è perlomeno sospetto. Possibile mai che esse non debbano mai rispondere dei propri interventi, delle proprie indicazioni, delle proprie analisi? A me pare evidente che l’ultima uscita di Standard & Poor’s risponda decisamente a logiche speculative piuttosto che l’esito di una puntuale analisi. Inoltre non va dimenticato che le agenzie di rating appartengono a società finanziarie internazionali che vivono e crescono dentro la giungla della finanza globalizzata e che quindi, i loro outlook non possono certo indicare percorsi in contrasto con i piani di acquisizione e vendita dei propri referenti diretti. Ecco perché mi è parsa molto saggia la presa di posizione di Mario Draghi che dal proprio osservatorio privilegiato ha voluto esprimere il suo malessere davanti al triste scenario di chi continua ad abbeverarsi alla fonte, assai spesso discutibile, delle agenzie di rating prima di effettuare le proprie operazioni finanziarie. Eppure nell’area euro il nuovo anno era iniziato all’insegna dell’ottimismo, come ha scritto bene il rettore dell’Università Bocconi Guido Tabellini sul Sole 24 ore di domenica 15: “spread periferici in calo soprattutto sulle scadenze più brevi, debito pubblico venduto in asta senza eccessive difficoltà in diversi paesi, le banche non più con l’acqua alla gola grazie ai finanziamenti triennali concessi dalla Bce, qualche passo in avanti verso il completamento del nuovo accordo sulla governance economica europea”. Nonostante questi segnali è arrivato il giudizio negativo di Standard & Poor’s secondo cui l’Europa rimane pesantemente avvitata su se stessa non fornendo così indicazioni plausibili circa la sua possibile uscita dalla crisi. Certo che la situazione rimane grave come ha detto lo stesso Draghi e come nessuno è portato a negarla; tuttavia si avverte il desiderio comune di agire per risalire la china (ad onor del vero, con qualche titubanza in più della Germania). Colpire al cuore questo desiderio è un atto deplorevole. Sì, ha ragione Mario Draghi: si può fare a meno delle agenzie di rating. Oggi più di ieri!

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